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Geometria in classe seconda: LE LINEE

In classe seconda si riprendono i concetti topologici affrontati in prima ma con l’intento di approfondirli e ampliarli. Dopo una serie di giochi, attività ed esercizi tra i banchi e in palestra con i concetti di sopra/sotto, destra/sinistra, avanti/indietro per orientarci nello spazio intorno a noi ma anche alla lavagna e sul quaderno, si inizia a lavorare con i concetti chiave della geometria: punto e linea. Lo scorso anno abbiamo visto che il punto è il segno grafico più semplice e dal suo movimento si sviluppa la linea. La linea è infatti un punto in movimento (ne possiamo infatti indicare il punto di inizio – o anche punto di partenza –  e in punto di fine – o punto d’arrivo) che lascia dietro di sé una traccia ben definita. “Se potessimo osservare una linea con uno strumento speciale… ci accorgeremo che è formata da tanti piccoli punti infiniti che la delineano”. La nostra classificazione delle linee parte proprio dal punto e molte delle osservazioni che faremo si baseranno proprio dal rapporto punto-linea.

Ho impostato il mio lavoro Continua a leggere

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Educazione Fisica in classe seconda: (1) Il corpo si muove, percepisce ed esplora

movimentEccoci all’opera con l’educazione fisica: siamo in seconda e dobbiamo imparare ancora tanto dal nostro corpo. Eh sì, perché andare in palestra porta sovente i bambini a pensare ad un’ora di gioco e svago completamente staccata rispetto alle attività fatte in aula, dietro i banchi e con il quaderno alla mano. E invece anche il momento della palestra, e questo i bambini è importante che lo comprendano subito, è un’occasione di crescita e di apprendimento. Durante l’ora di educazione fisica noi impariamo a stabilire un rapporto con il nostro corpo, lo ascoltiamo, decidiamo come farlo muovere, proviamo a capire come funziona e quanto è difficile o semplice muoverlo in uno spazio anche in relazione agli altri. Un momento importante che, viene certamente  affrontato anche in chiave ludica, permette al bambino di affinare tutta una serie di competenze non solo dal punto di vista motorio ma anche da quello sensoriale, percettivo, espressivo, cinetico-spaziale, ritmico, ecc. Posto che l’ora di educazione fisica è importante come quella di matematica e non dovrebbe mai essere saltata (come purtroppo spesso accade… rimpiazzandola con altre discipline), in queste prime settimane di scuola e sino al mese di novembre ho sviluppato un percorso che puntasse l’attenzione soprattutto sulle competenze pregresse maturate lo scorso anno ma con qualche ingrediente in più. Già dalle prima volta in palestra ho notato delle grosse differenze rispetto all’anno scorso: la maggior parte dei bambini si posizionano autonomamente rispettando lo spazio dei compagni, non hanno bisogno di sentirsi ripetere le regole da rispettare tante volte come accadeva in prima, riescono a prestare maggiore attenzione ai propri movimenti e comprendono che la respirazione è importante e va curata. Questo ci ha permesso da subito di strutturare la nostra ora nel seguente modo: gioco/attività di riscaldamento; attività della fase centrale; conclusione con gioco finale. Prima di iniziare a lavorare comunico sempre ai miei alunni cosa cercheremo di sviluppare, quali obiettivi cercheremo di raggiungere e quali attività svolgeremo. Questo permette loro di concentrarsi su alcuni aspetti del proprio lavoro, focalizzare l’attenzione sugli obiettivi e gestire anche meglio il tempo, evitando tempi morti o di confusione (“Se perdiamo tempo a ripetere sempre le stesse cose, vi distraete tra un ‘esercizio o un gioco e l’altro… andrà a finire che non riusciremo a fare il gioco finale” … che solitamente è quello più atteso). I bambini sanno che le attività che ho organizzato per loro non sono lasciate al caso ma hanno tutte un senso e un legame. Anche il gioco finale è in funzione di quanto esercitato prima di quel momento.

Durante il primo periodo abbiamo lavorato sulle parti del corpo (precisamente i segmenti corporei), sulla percezione e sugli organizzatori spazio-temporali. Queste sono le competenze e gli obiettivi da raggiungere nei mesi di OTTOBRE e NOVEMBRE: Continua a leggere

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Cinema & Scuola: per me un binomio indissolubile

IMG_20170924_121811_360Stamattina sono stata sul set dell’ultimo progetto cinematografico del CELCAM diretto dal regista Enrico Pau e che coinvolge una serie di professionisti del settore già formati e in formazione. Di questi progetti negli ultimi anni ce ne son stati tantissimi e hanno dato vita (formando veramente tanti studenti universitari e non solo) a una serie di film davvero interessanti. Tra i recenti traguardi raggiunti dal CELCAM voglio ricordare la selezione e la partecipazione all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con del film di Enrico Pau “L’ultimo miracolo” e quello di Salvatore Mereu “Futuro prossimo” che hanno guadagnato ottima visibilità e riscosso i favori della critica.

L’andata a Venezia (io ero lì con mio marito, docente di linguaggi del cinema e dei nuovi media all’Università di Cagliari, produttore dei due film e artefice di tutto il progetto CELCAM e della formazione cinematografica universitaria) è stata per me entusiasmante da due punti di vista: vivere in prima linea il Festival è stata un’esperienza irripetibile ed esaltante ma è stato ancora più emozionante leggere sul grande schermo veneziano il nome NOTORIUS (l’associazione universitaria di cinema fondata nel 2003 con alcuni colleghi che ha dato vita a questo grande progetto formativo e che ancora produce i suoi frutti). È nato così Continua a leggere

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A tutta LIM si impara a pensare: lezione pratica per imparare gli strumenti di base… riflettendoci su.

Oggi bambini vi insegnerò a usare la LIM. Perché lo scorso anno, in prima, avete usato la penna e la gomma, spostato oggetti virtuali e giocato grazie alle lezioni che costruivo io di volta in volta… ma da quest’anno io starò con le mani in mano mentre la LIM la userete voi in autonomia”.

Cosa significa, maestra, autonomia?” – “Beh, con le vostre risorse e le vostre energie, imparando a capire il meccanismo che sta dietro la LIM, significa che utilizzerete la Lavagna interattiva da soli… senza il mio aiuto.” ENTUSIASMO! Sarà difficile? Come potremmo fare?, si domanda qualche sbarbatello. “Vi garantisco che in un’ora sarete in grado di usare tutte le funzioni base che useremo quest’anno per lavorare insieme e io non avrò neanche bisogno di muovere un dito. Vi aiuterà l’interfaccia grafica e scrivo alla lavagna, con il gesso, INTERFACCIA GRAFICA. I bambini fissano la lavagna, fissano me, interdetti e curiosi. Cosa significa questo parolone mai sentito? Faccio una domanda chiave: quando conoscete una nuova amica o un nuovo amico, ma anche quando incontrate qualcuno che già conoscete… cosa osservate prima di tutto? Cosa guardate di quella persona? – I bambini rispondono subito la FACCIA! – È proprio così, per metterci in comunicazione con qualcuno… noi ci guardiamo in faccia. A volte, dalla faccia, possiamo avere tante informazioni e ci facciamo pure delle idee su quella persona “Ha proprio una faccia simpatica”… oppure “La sua faccia non mi piace per niente…”. Riporto l’attenzione sulla scritta alla lavagna e ora chiedo di osservare bene la parola, sottolineando silenziosamente le lettere F A C C I A contenute nella parola interfaccia. E allora?, chiedo. “Maestraaaa, ma mica sarà la faccia del computer… quest’interfaccia grafica?” Ci sono proprio arrivati e dopo un breve scambio di battute, un bambino chiede la parola e dice che l’interfaccia è la parte grafica del computer che ci mette in comunicazione con lui e che possiamo vedere. “Esattamente. L’interfaccia rende il computer più amichevole, più accessibile e facile da usare”. Racconto ai bambini che quando nel lontano 1992 mio padre acquistò il primo computer la GUI (Interfaccia Grafica Utente) era essenziale: il monitor era nero e su di esso pulsavano delle luci intermittenti verdi o bianche. Per usare quei PC era necessario conoscere stringhe di comandi complicate e chi si metteva davanti al monitor non poteva sicuramente operare da solo senza conoscere i comandi giusti. Oggi le cose son cambiate!” Accendo la LIM: colori, finestre che si aprono, icone che ci aiutano, parole da leggere. Lo scorso anno con la mia classe abbiamo visto come aprire cartelle e file, abbiamo imparato a usare le funzionalità del mouse e usato il pc per fare dei giochi e delle attività guidate. Da quest’anno impareremo invece a usare lo strumento LIM e PC per lavorare in autonomia, per creare contenuti e per riflettere anche sul funzionamento delle macchine… ma non solo.

“Pensiamo al software che usiamo nella LIM: come possiamo aprirlo? E soprattutto, come facciamo a sapere quale sia?” I bambini rispondono con la dimestichezza che hanno i nativi digitali: guardo il monitor, cerco il disegnino (“bambini, lo chiamiamo icona”) e ci clicco sopra con la penna della LIM”. Porto l’attenzione sulla scelta che operiamo per capire che l’icona è quella giusta. Noi interpretiamo le immagini (dell’icona) in base alla nostra esperienza e capiamo che quelle matitine rappresentate ci forniscono l’informazione che con quel programma sarà possibile scrivere. L’interfaccia grafica ci aiuta molto in questo. Vi accorgerete che dentro il software LIM riuscirete a muovervi velocemente e in maniera spesso intuitiva proprio grazie ad essa.

INIZIAMO A LAVORARE SUL SERIO

Apriamo le danze con te! – faccio indicando una bambina. Prendi in mano la penna LIM e Continua a leggere

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Disturbi Specifici dell’Apprendimento: (1) caratteristiche e consigli pratici

difficoltàInsegnanti e genitori non possono più concedersi il lusso di ignorare i disturbi specifici dell’apprendimento. Prima di tutto perché è pieno diritto di ogni bambina e bambino poter apprendere nel modo migliore per le proprie peculiarità, in secondo luogo perché lavorare insieme, senza lasciare indietro nessuno, è fondamentale per la classe e gli insegnanti tutti. Prendere per mano un bambino in una fase così delicata e importante della sua crescita è doveroso e consente al bambino stesso, insieme a genitori e insegnanti, di trovare la strada giusta per mettere a punto tutte le abilità acquisite e poterle organizzare al meglio al fine di  procedere nel suo sviluppo psicologico, sociale, educativo ed intellettuale con serenità. La scuola, in concerto con i genitori, deve accompagnare l’alunno in questo percorso e renderlo autonomo nella gestione delle proprie capacità. Oggi giorno le forme di DSA vengono diagnosticate entro la terza classe della scuola primaria (prima, dicono gli esperti, è impensabile poter procedere a certificazione) ma è già possibile consigliare ai genitori dei colloqui preventivi, con gli esperti del settore, in modo da monitorare con attenzione situazioni latenti che potrebbero o meno sfociare in un disturbo specifico. Parlandoci chiaro: se riusciamo a anticipare i tempi di prevenzione e attuare sin dalla seconda classe delle strategie ad hoc (adottando misure dispensative e strumenti compensativi) il bambino potrà evitare di sentire il peso dell’insuccesso e dalla mancata riuscita degli obiettivi preposti. Lo scoraggiamento e l’abbattimento sono i peggiori nemici dei bambini che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento.

Come ben sappiamo i DSA interessano alcune specifiche abilità dell’apprendimento scolastico come l’abilità di lettura, di scrittura e di calcolo. Ricerche attuali evidenziano che questi disturbi sono legati alla sfera neurobiologica ma allo stesso tempo hanno una matrice evolutiva e si mostrano come un’atipia dello sviluppo, modificabile attraverso interventi mirati. Ecco le caratteristiche di ciascun disturbo.

DISLESSIA. Si manifesta attraverso una minore correttezza e rapidità della lettura a voce alta rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata e istruzione ricevuta. In generale, l’aspetto evolutivo della dislessia può far somigliare questo disturbo a un semplice rallentamento del regolare processo di sviluppo.

DISLESSIA

Caratteristiche della dislessia in età prescolare

Dislessia scolare

Caratteristiche della dislessia in età scolare

Per l’alunno dislessico leggere implica uno sforzo che richiede molto impegno, perché non viene fatto in maniera automatica. Questo crea stanchezza e errori nella lettura. Diventa difficile lo studio delle tabelline, la scrittura e la comprensione di note musicali, la lingua straniera, la memorizzazione di termini specifici, il prendere appunti e la tenuta del segno durante la lettura.

DISGRAFIA. Continua a leggere

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Utopia

Isola dove tutto si chiarisce.

Qui ci si può fondare su prove.

L’unica strada è quella di accesso.

Gli arbusti fin si piegano sotto le risposte.

Qui cresce l’albero della Giusta Ipotesi

con rami districati da sempre.

Di abbagliante ilarità è l’albero del Senno

presso la fonte detta Ah Dunque È Così.

Più ti addentri nel bosco, più si allarga

la Valle dell’Evidenza.

Se sorge un dubbio, il vento lo disperde.

L’eco prende la parola senza che la si desti

e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi.

A destra una grotta in cui giace il senso.

A sinistra il lago della Profonda Convinzione.

Dal fondo si stacca la verità e lieve viene a galla.

Domina sulla valle la Certezza Incrollabile.

Dalla sua cima si spazia sull’Essenza delle Cose.

Malgrado le sue attrattive l’isola è deserta,

e le tenui orme visibili sulle rive

sono tutte dirette verso il mare.

Come se da qui si andasse soltanto via,

immergendosi irrevocabilmente nell’abisso.

Nella vita inconcepibile.

Poesia di Wisława Szymborska da Vista con granello di sabbia.

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In seconda si vola alto!

Anno nuovo, aula nuova e… porta vecchia! La nostra nuova aula è stata riempita di tanti libri e giochi colorati, quaderni e scatole decorate che contengono tante sorprese… ma la porta che ci conduce dentro il nostro mondo è di un triste marrone e sa di vecchio. Come fare? Ci pensa maestra Michela 🙂

Tra i tanti film che amo c’è Up! Lo conoscete? up!E’ la storia di un burbero vecchietto che un tempo era un simpatico sognatore, innamorato della vita e della sua dolce e avventurosa metà. Quando si ritrova solo, sfiduciato e triste dopo la morte della moglie, decide… guidato dalla sua forza e dal ricordo del suo amore… di sfuggire alla minaccia della casa di riposo: gonfia tutti i palloncini che ha a disposizione (il suo mestiere era proprio il venditore di palloncini) e facendoli sbucare fuori da camino della sua casa crea la magia delle magie. Il nostro protagonista si ritroverà a svolazzare con la sua dimora i cieli di mezzo mondo arrivando nel luogo che aveva sognato per tutta la vita. Incontrerà nuovi amici, supererà mille difficoltà e scoprirà ancora una volta quanto è bella la vita!

Questo film mi ha ispirata per “riesumare” la porta della nostra aula. C’è la scuola, colorata e con la porta aperta e accogliente (dentro la quale si leggono i nomi delle maestre), un bel cartello con su scritto 2B, e tanti palloncini quanti i bambini e le bambine della classe che fanno volare alto la scuola. Una metafora del nuovo anno: l’entusiasmo, le energie, la grinta e la gioia dei bambini fanno volare alto la scuola. Loro stessi, aiutati dalle loro maestre, voleranno alto per raggiungere i risultati sperati e realizzare sogni di amicizia, pace, armonia e felicità. Insieme si diventa grandi e insieme si viaggerà alla scoperta di nuove avventure. Questo è l’augurio che io e le mie colleghe di team auguriamo ai nostri alunni e a tutte noi! E come diceva il mio maestro “Chi comincia bene è a metà dell’opera”!

Come ho fatto?

  1. Ho cercato su Google l’immagine a colori di una scuola.
  2. Ho rielaborato l’immagine su Word inserendo il nome del team docente e il cartello della classa.
  3. Ho ritagliato l’immagine e l’ho incollata con colla vinilica, sotto e sopra per dare lucentezza), a un pezzo di cartone spesso mezzo centimetro – in modo da creare un effetto 3D.
  4. Ho creato tanti palloncini quanti i nomi dei bambini e delle bambine inserendoci dentro il loro nome scritto a pennarello.
  5. Ho creato uno sfondo usando cartoncino azzurro e fogli bianchi per le nuvole.
  6. Ho incollato sullo sfondo la scuola – bene al centro – inserendoci dentro dei fili di lana che ho aperto a raggiera.
  7. All’estremità di ogni filo ho incollato un pezzo di cartoncino di mezzo centimetro di spessore e poi il palloncino – sempre per creare l’effetto 3D.

Ecco il risultato 🙂

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Che ve ne pare? I bambini erano entusiasti ❤