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FLIP CLASS (4). Armonie geometriche: terza fase

20171222_110509Il percorso di geometria proposto alla mia classe per consolidare le principali figure geometriche piane e avviato attraverso la didattica della classe rovesciata prosegue. I bambini hanno lavorato in piattaforma Edmodo visualizzando e fruendo dei video da me caricati, creando il loro tangram e giocando con le combinazioni proposte, predisposto i modelli dei quadrati da utilizzare in classe per il secondo laboratorio delle armonie geometriche.

Prima di procedere con il laboratorio vero e proprio, ho deciso di proporre un ripasso veloce di triangoli e quadrilateri attraverso un’attività fatta alla LIM e sul quaderno. Ho deciso di soffermarmi su queste particolari figure geometriche perché i bambini spesso hanno ancora dei dubbi non tanto sul numero dei lati ma nell’individuare o rappresentare le figure in base alla posizione. Il triangolo con il vertice centrale posto in alto e la base nella parte bassa ad esempio, o il quadrato poggiato su uno dei quattro lati… spesso confuso invece con un rombo se disegnato con i vertici poggiati sul classico luogo dove si trova la base. Ho iniziato a incuriosirli ponendo una domanda semplice che però li ha costretti subito a riflettere: “Ditemi il nome della figura geometrica piana che ha il minor numero di lati possibile”. Ovviamente in questa fase quando parliamo di figure geometriche piane mi riferiscono ai poligoni – anche se ancora non abbiamo fatto riferimento al concetto vero e proprio di poligono – come il triangolo, il quadrato, il rettangolo. Hanno ragionato e alcuni di loro hanno risposto prontamente TRIANGOLO. Ho chiesto di spiegare il perché e così sono andata alla lavagna con il gesso in mano. “Proviamo a metterne solo uno di “lato”. Possiamo parlare di figura geometrica piana?”. Ovviamente i bambini hanno risposto di no: “Maestra, quella è una linea”. Ho fatto notare loro che infatti quella linea, disegnata sulla lavagna non determinava uno spazio interno o esterno, anche se in realtà anche la linea per la caratteristica di essere un insieme di punti che si trovano nello stesso piano è considerata una figura geometrica. Ma il mio intento è quello di portarli al concetto di poligono regolare.  “Proviamo con due linee messe insieme a formare una L ad esempio. Sono due lati? Abbiamo una figura geometrica piana con un dentro e un fuori?”. Insieme abbiamo convenuto che neanche con due linee spezzate consecutive – ma sono lati quelli? Non determinano dentro e fuori – possiamo disegnare una figura geometrica piana con un confine e le relative regioni. Per poterlo fare dobbiamo per forza avere almeno 3 lati. Possiamo affermare che il poligono con il minor numero di lati che possiamo disegnare è quindi il triangolo. E poi? Continua a leggere

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FLIP CLASS (3). Armonie geometriche: prima fase

Dall’esperienza formativa sulla Flipped Learning avviata da alcuni anni e dal corso di aggiornamento che sto seguendo in questo periodo è nato, dalla collaborazione con due bravissime colleghe (Sara Campana e Maria Pina Concas) con cui sto lavorando online in piattaforma Erickson,  un progetto che ho deciso di proporre ai miei alunni. L’ho avviato in classe e poi a casa, utilizzando la piattaforma Edmodo e predisponendo anche un compito che i miei alunni dovranno svolgere durante le vacanze in preparazione del percorso da terminare a gennaio in classe.  Partendo dal presupposto che la geometria nasce dall’osservazione, dalla manipolazione e dalla costruzione, cercheremo di cogliere gli elementi geometrici presenti nella realtà e manipolare modelli geometrici diversi di modo che i bambini formino ed elaborino immagini non stereotipate partendo da modelli flessibili e dinamici (creati da loro con il mio aiuto) atti a favorire i successivi apprendimenti legati alla geometria più complessa. Anche questa volta viene prestato un occhio di riguardo all’arte e alla creatività. La proposta è pertanto quella di favorire forme di manipolazione, riproduzione e creazione di elementi geometrici (piastrellature, tangram etc..) attraverso proposte sfidanti e compiti significativi. Gli obiettivi da raggiungere previsti per una classe seconda sono nello specifico: riconoscere, descrivere, denominare e manipolare figure geometriche piane; disegnare figure geometriche e modelli materiali anche nello spazio;  costruire e utilizzare modelli materiali nello spazio e nel piano come supporto a una prima capacità di visualizzazione; riconoscere e costruire sequenze ritmiche; riconoscere figure ruotate, traslate e riflesse;  utilizzare le figure piane per creare e/o riprodurre motivi geometrici artistici. I prerequisiti richiesti per avviare il percorso sono: capacità dell’insegnante di gestire la piattaforma Edmodo e familiarizzazione con l’ambiente virtuale da parte dei bambini e delle loro famiglie; i bambini devono essere in grado di comprendere semplici indicazioni di lavoro e fruire di semplici video; per quanto riguarda la geometria è necessario che i bambini distinguano le principali forme geometriche piane, siano in grado di gestire lo spazio quadrettato per creare figure geometriche. Criticità: difficoltà dei lavori proposti (riproduzione di tassellamenti più complessi, difficoltà nel riconoscere l’unità alla base dei tassellamenti etc..); poca dimestichezza, da parte di alunni e genitori, di fruire del materiale disponibile sulla piattaforma. Per lo svolgimento dell’attività viene utilizzata la metodologia Flipped e Blended, in modo particolare il Learning Cycle delle 5E in versione rivisitata.

In breve, l’attività verrà sviluppata in cinque momenti topici:

FASE 1.  Introduzione dell’argomento tramite le TIC e  riproduzione pavimentazione: disegni su carta a partire da modelli base (in classe).

FASE 2. Fruizione, in piattaforma Edmodo, del materiale da me fornito e costruzione di un tangram e di alcuni modelli di figure geometriche (a casa) che serviranno per lavorare in classe (a casa).

FASE 3. Riproduzione di  tassellature Continua a leggere

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FLIP CLASS (2). Il regno animale: un percorso blended learning

Dopo aver predisposto la piattaforma didattica e ottenuto l’accesso dei mie studenti-genotori, ho inziato a progettare due percorsi: uno di geometria (per il mio corso avanzato di flipped learning) ancora in fase di elaborazione e questo di scienze. Pensa che ti ripensa è saltato fuori un percorso in blended learning, ma perché? Sì, certo… ci rovesciamo (con la flipped learning) ma in realtà questo percorso sul regno animale è molto di più. Un tempo si preparavano le unità didattiche che poi sono diventate di apprendimento ma oggi, per stimolare… incuriosire… motivare e facilitare i bambini, le lezioni devono essere altro: un processo di apprendimento costante in cui le conoscenze diventano competenze e il sapere si sviluppa dalla curiosità. Così applico la mia inversione di marcia con la Flipped Learning (la didattica della classe rovesciata) ma non solo: uso altri strumenti, mi avvalgo di altre metodologie.  Mentre progettavo il mio percorso sul regno animale, le idee hanno preso piede e dalle lezione simil-frontale (che poi raramente le mie lezioni lo sono davvero) si è sviluppato un intero nucleo tematico. Non la classica lezione “Bambini, prendete il libro di scienze a pagina tot… e leggiamo” oppure “Scriviamo il titolo e preparatevi per il dettato” (brividi) ma, decisamente, molto altro: stimolante per me da costruire e progettare (una sfida lunga due mesi) e sicuramente più coinvolgente per i miei alunni.

Come ho progettato?

SCELTA DEI CONTENUTI. Il primo passo è stato capire quali argomenti sviluppare. Ho cercato di focalizzare l’attenzione sugli obiettivi da raggiungere e le competenze previste per la classe seconda, quindi ho ipotizzato, a grandi linee, le attività e i contenuti da sviluppare. Ho sistemato il nucleo tematico in tabella per poter poi scandire bene i tempi… ipotizzando un lasso di tempo di circa due mesi.

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COME SVILUPPARE I CONTENUTI. Continua a leggere

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FLIP CLASS – La didattica della classe rovesciata (1). Predisposizione della classe virtuale su Edmodo

Circa due anni fa ho seguito un interessante corso di formazione online, proposto dal Centro Edizioni Erickson Formazione online, sulla Flipped Learning (la didattica della classe capovolta) che mi ha consentito di riflettere su quanto sia importante rinnovare il nostro approccio alla didattica e alla creazione di ambienti d’apprendimento (concreti e virtuali ma anche “luoghi mentali del sapere e dell’apprendere”) per rispondere alle nuove esigenze di una società in continua evoluzione. Insegnare alla stessa maniera di trenta, venti e addirittura dieci anni fa… non è più possibile. E la grossa crisi del sistema scolastico forse risiede anche nell’incapacità dell’intero sistema di rivedere gli assi portanti della didattica tradizionale metabolizzando tutta una serie di nuove prospettive e nuove prassi che si stanno sviluppando un po’ ovunque grazie soprattutto all’entusiasmo, alla buona volontà, allo studio e alla capacità di mettersi in gioco di diversi docenti. Sia ben chiaro, non credo che si debba dare un colpo di spugna a tutto ciò che è stato… ma ritengo necessario ricalibrare le buone prassi che conosciamo, e abbiamo ben assimilato, alle nuove esigenze emerse nell’ultimo decennio dovute soprattutto all’incalzante progresso delle nuove tecnologie e al ruolo da esse rivestito nella nostra vita quotidiana. Tempo fa ho scritto qualche riga in merito (Lezioni capovolte e nuove prassi: cosa c’è da sapere) e, nello stesso periodo, ho iniziato a riprogettare la mia didattica, i miei percorsi e le mie strategie per garantire un tipo di apprendimento autentico e basato soprattutto sulla motivazione.

Lo scorso anno, con la mia prima, abbiamo iniziato a lavorare insieme per gruppi di lavoro, abbiamo iniziato a sperimentare con coding e pensiero computazionale (e operato nelle piattaforme predisposte dal MIUR), affrontato discorsi sull’utilizzo delle nuove tecnologie (usato pc e LIM quasi quotidianamente), avviato laboratori scientifico-matematici. Certo è che, con l’utilizzo dei nuovi media e non solo, non ci siamo mai fatti sfuggire l’occasione per analizzare le immagini, provare a leggerne i contenuti da esse veicolati, riflettuto sui significati che spesso diamo per scontato. Questo è stato fatto in maniera trasversale in tutte le discipline che insegno (matematica, scienze, tecnologia e informatica) perché credo che sia anche questo il modo per stimolare e formare spirito critico, affinare la capacità di osservazione e generare consapevolezza.

Quest’anno ho deciso di rovesciare definitivamente la classe… Continua a leggere

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Google e Scuola: come le app mi hanno dato una marcia in più. 3) Motivare, coinvolgere e attivare percorsi dinamici

Non so se a voi capita… ma tante volte, durante una lezione qualsiasi, mi è successo di fare un esempio o raccontare un aneddoto tirando fuori il nome di una città o un fiume o una Paese europeo. A quel punto qualche bambino dice esserci stato (il più delle volte non è vero… – ci sono bambini che giurano di essere stati dentro un igloo o sulla luna – ehehehehe)  ma la maggior parte inizia a chiedermi: dove, quando, come? In casi come questi che fate? 1. Se l’aneddoto è di passaggio, e approfondire il discorso significa sviare completamente l’obiettivo da raggiungere, meglio tagliar corto, segnare da qualche parte la curiosità emersa per approfondirla in un secondo momento, dare una spiegazione e passare oltre; 2. Se invece l’input può diventare spunto di arricchimento e motivo di sviluppo dell’argomento trattato – o che magari dovrà essere trattato di lì a poco – bisogna cavalcare l’onda dell’entusiasmo e sfruttare il momento magico. E allora che si fa? Chiediamo ad un bambino (quale? chi vuole andare… chi no, perché lui e io no? possiamo andare insieme?) di andare dal collaboratore (ma dove? in bidelleria? all’ingresso? al piano terra o al primo piano?) per chiedere una cartina geografica (quale? come? che sia aggiornata e non cadente a pezzi… Pretendo troppo?). Son passati cinque minuti e i due bambini partono alla ricerca del collaboratore per la cartina. Dopo dieci minuti, in cui gli altri impazienti hanno ormai perso le speranze e dimenticato il motivo della ricerca, arriva la cartina geografica (antica, mi hanno portato la Fisica e io avrei preferito la Politica, mi hanno portato quella in cui si vede il luogo cercato ma non tutto il resto, ma è aggiornata? Ops… c’è ancora la Jogoslavia!), cerco di sistemarla (quando ti serve un gancio non lo trovi mai… la appendo alla lavagna… cade, proviamo con la LIM, niente… andiamo lì mi sembra di aver visto un punto d’aggancio… “Ma maestra se la metti lì non vedo”): BAAAAASTAAAA! E così, la settimana dopo… mentre si parla salta fuori la parola VIENNA: “Maestra, ma dove si trova Vienna? È vicina a noi? Ma è in Australiaaaa?” e io, reduce dall’esperienza della settimana prima taglio subito corto con un “… è una città dell’Austria, che è un’altra cosa rispetto all’Australia, fanno delle ottime  schnitzel, che sono tipo le nostre fettine impanate o cotolette alla milanese, ma adesso non abbiamo tempo per parlare di carne fritta quindi chiedete ai vostri genitori!” (e poi rientro a casa con il pensiero “che maestra pessima che sei diventata… sob”). E invece no. “Volete davvero sapere dove si trova Vienna? Beh, confina con l’Italia…” – “Maestra, ma come i confini che abbiamo fatto in matematica?” – “Sì, più o meno… ragioniamoci su. Ti ricordi cosa è un confine?” e da lì si parte… Ma i bambini vogliono vedere bene questa famosa linea di confine. Che faccio? Vado a cercare la cartina geografica dal collaboratore? Eh no! Vado su Google, apro la App che avevo precedentemente scaricato e zac… l’intero pianeta a nostra disposizione! WOOOOW! 20170804_122752Il primo impatto di Google Earth è sempre entusiasmante. Occhio!, perché poi i bambini vorrebbero visitare ogni luogo più disparato quindi ricordiamoci che il Cicerone della situazione siamo noi e dobbiamo guidarli bene senza perdere la bussola. Quando si effettua l’accesso a Google Earth, attraverso l’indirizzo apposito o cercandolo sul motore di Google, possiamo subito prendere dimestichezza con il mezzo inserendo o il luogo desiderato o una frase tipo “la capitale dell’Austria” e lui ci catapulta nel luogo desiderato. Da qui possiamo accedere a tutta una serie di schede informative che riguardano la città da svariati punti di vista, possiamo ruotare intorno alla Terra in 3D e perlustrare i luoghi che ci interessano, avere una visione di insieme (quindi osservare immediatamente la collocazione della città sullo Stato di appartenenza, la vicinanza con gli altri Paesi, il Continente di riferimento e il rapporto delle distanze rispetto al luogo dove in cui viviamo noi, ritornare alla macro realtà Globo Terreste. È un atlante virtuale straordinario che ci consente di lavorare ogni volta che lo desideriamo memorizzando anche i nostri percorsi, le scoperte e le tappe effettuate. Inoltre è un’applicazione che ci consente di vedere e scoprire i luoghi più nascosti della Terra, della Luna, di Marte o di esplorare i cieli stellati, in un grande viaggio virtuale nello spazio, ma anche nel tempo. Possiamo orientarci con il mouse o inserire le coordinate, effettuare dei veri e propri tour virtuali oppure, integrandolo con l’App Tour Builder, Continua a leggere

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Google e Scuola: come le app mi hanno dato una marcia in più. 2) Progettare, ideare e condividere contenuti

Avete presente i software di videoscrittura che ormai tutti noi conosciamo e usiamo quasi nella quotidianità? Per parlarci chiaro i famosi strumenti messi a disposizione nel pacchetto Office (o simili) che ci consentono di scrivere testi, raccogliere e rielaborare dati, creare slide e presentazioni accattivanti? Quante volte avete scritto un testo su formato word nel pc di casa vostra, salvato in chiavetta, scaricato nel pc di scuola e aver dovuto fare i conti con l’incompatibilità dei software? Oppure, aver predisposto una presentazione su PowerPoint da presentare in collegio e scoprire che il pc disponibile non è munito di programma apposito! C’è gente che ha perso in un momento anni di vita per queste cose :-S O ancora, di dover lavorare su un foglio di calcolo (come Excell ad esempio) e dover aggiornarlo continuamente con i dati raccolti da una collega e mandare  e rimandare non so quante email per aggiornare il lavoro, rischiando di perdere il filo e non cavarne piede alla ricerca della versione ultima o definitiva. A questi problemi ovviamente si può porre finalmente rimedio (anche se molte persone mostrano delle reticenze al riguardo) e per farlo non è certo necessario avere una laurea in informatica. Le App di Google ci consentono infatti di sopperire alle difficoltà in modo agevole e veloce, per niente difficile. Occorre solo scaricare le App, rendersi conto che tutto sommato funzionano esattamente come quelle che già usate nel vostro pc (interfaccia grafica simile, funzioni quasi identiche e stessa possibilità di lavoro) con il piccolo particolare che sono pensate per essere condivise in tempo reale con un team di lavoro che può apportare sullo stesso testo diverse modifiche ognuno comodamente da casa propria. Per fare questo tipo di lavoro è anche possibile condividere su cloud, Google Drive driveper intenderci, i file in formato Word che intendete rielaborare con il vostro team di lavoro sino alla versione definitiva, oppure utilizzare le App di Google: Google Documenti; Google Fogli; Google Presentazioni; Google Coggle.

Ma procediamo con ordine. Continua a leggere

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Google e Scuola: come le app mi hanno dato una marcia in più. 1) Primi passi, ricerca in rete e immagini.

Google è lì, a portata di clip nel nostro pc: intuitivo, colorato e divertente. Da fruitrice delle nuove tecnologie però non sono stata tra le prime sostenitrici di questo sistema innovativo. “Fatti l’agenda di Google – mi diceva mio marito – così condividiamo impegni di lavoro e di famiglia e non rischiamo di incartarci con gli incastri della vita quotidiana”. E io desistevo. Mi andavano bene i miei sistemi, non avevo voglia di entrare nell’ottica di entrare in un nuovo ambiente virtuale… Insomma: pigrizia e scetticismo. Un mix deleterio per una insegnante. E mi rendo conto che per molti, più o meno giovani, il dover imparare ad utilizzare le nuove tecnologie è spesso fonte di frustrazione e genera rifiuto. Diversi mesi fa, ad esempio, mi è capitato di proporre ad una collega di condividere su un cloud alcuni documenti della programmazione per evitare di mandare infinite email di aggiornamento: la reazione è stata inaspettata! Mi son sentita come se le avessi proposto di fare qualcosa di proibito o eticamente scorretto. Quindi mi rendo perfettamente conto che i nuovi sistemi possano far paura o lasciare perplessi. Però con il tempo io stessa mi son dovuta ricredere: ho iniziato ad usare sì l’agenda di Google (con grande soddisfazione e divertimento) e, insieme ad essa, alcune delle tantissime applicazioni disponibili. Ho iniziato “smanettando” e curiosando qua e la, poi, per caso, ho trovato un corso di formazione online di 40 ore  dedicato alle applicazioni di Google e pensato per gli insegnanti con l’obiettivo di facilitare e guidare all’uso della App di Google in un’ottica didattica. Così ho appreso quanto questa risorsa potesse essermi utile professionalmente e allo stesso tempo mi permettesse di sviluppare idee e spunti in maniera semplice e stimolante. Il corso è proposto da WikiScuola (ente accreditato MIUR) e si chiama WikiCorso Google 10 e lode! e credo che si trovi sempre in piattaforma (quindi se desiderate farlo potete cercarlo in rete). Le lezioni vertevano su una serie di video tutorial, materiali scaricabili, quiz per valutare il livello di conoscenza e apprendimento raggiunto e link di approfondimento. Inoltre, tutto il materiale, resterà sempre disponibile nella mia pagina d’accesso quindi potrò avere la possibilità di consultarlo ogni volta che desidero.

Gli aspetti positivi di questa esperienza nel mondo Google: ho imparato ad utilizzare facilmente e senza difficoltà App davvero utili; ho avuto l’opportunità di comprendere quanto queste tecnologie possono risolvermi una serie di situazioni complesse in tempi brevi; le lezioni mi hanno dato una serie di idee e spunti creativi da sviluppare a scuola con i miei alunni e a casa coi miei figli.

In questo articolo prenderò in considerazione soltanto alcune delle tante App.

Prima di tutto, se non l’avete ancora fatto, procuratevi un account Gmail. Io da ormai quasi vent’anni, o almeno… appena è nato, uso indirizzo di posta elettronica hotmail e, da quando sono entrata in ruolo, l’indirizzo istruzione.it ma l’account Gmail, ad un certo punto, mi è stato indispensabile. Prima di tutto perché comunque con Gmail (il servizio di Google per gestire la posta) posso comunque controllare gli altri account e poi perché mi è utile per: accedere in automatico a tutti i servizi di Google senza dover ogni volta inserire la password (e tracciare i miei percorsi); gestire direttamente da qui tutto ciò che accade nei Social che frequento (Facebook, YouTube, Google+, Pinterest, ecc) e utilizzo per lavoro; organizzare la posta in modo efficiente e veloce; perché, una volta attivato, si ha nella homepage di Google l’accesso a tutte le App di cui vi parlavo. Ecco la mia homepage Google (personalizzata con uno sfondo scelto da me) e con la finestra delle App aperta). Schermata Google

Di Google ovviamente utilizzate già il famosissimo motore di ricerca. Usarlo in modo efficace e sicuro non è scontato. Prima di tutto, conoscete gli operatori booleani per affinare la ricerca? Quando si lavora a scuola poi è importante stare attenti a come si fa ricerca. Un consiglio è non improvvisare mai ricerche a tutta LIM perché Continua a leggere