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Credo

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Acquerello e calligrafia miei, parole di James G. Ballard, da un regalo di una persona speciale

“Credo nel potere che ha l’immaginazione

di plasmare il mondo,

di liberare la verità dentro di noi,

di cacciare la notte,

di trascendere la morte,

di incantare le autostrade,

di propiziarsi gli uccelli,

di assicurarsi la fiducia dei folli.

Credo nello sconvolgimento dei sensi.

Credo nei prossimi cinque minuti.

Credo nell’emicrania.

Credo nel mistero e nella malinconia di una mano,

nella gentilezza degli alberi,

nella saggezza della luce.

Credo in tutti i bambini.”

James G. Ballard

 

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Esistono i nativi digitali?

Si parla tanto di nativi digitali, di quanto sia entrata ormai nel DNA dei nati nel XXI secolo la capacità spontanea di apprendere le nuove tecnologie, di destreggiarsi con abilità con il linguaggio informatico a differenza di noi preistorici pezzi da museo cartaceo del secolo scorso (!). E pensare che fui la prima della famiglia ad armeggiare con il PC e i linguaggi di programmazione quando, nel 1991, decisi di iscrivermi alle scuole superiori. Finite le scuole medie i professori furono unanimi nel dire che avrei potuto scegliere qualsiasi scuola perché avevo ottimi voti in tutte le materie. Spiccavo soprattutto nella matematica e nelle discipline artistiche… ma l’idea del Liceo Artistico venne subito scartata dopo il monito di mio padre e si fece così avanti la strada per la matematica. Liceo Scientifico? E se poi la passione per lo studio fosse passata e non avessi voluto continuare con l’Università? In quegli anni nella mia famiglia… neanche l’ombra della laurea (fui la prima tra tutti e per ora, l’unica ad averne due di Lauree), quindi mio padre mi suggerì di intraprendere un percorso che potesse darmi “più possibilità”. In quegli anni nasceva un corso sperimentale all’Istituto Tecnico Commerciale che dal Biennio Sperimentale sino al Triennio Specialistico ti catapultava dritto dritto nel futuro: la programmazione (quello che oggi chiamiamo coding). Così, vuoi il fascino della novità… vuoi che l’informatica nei primi due anni veniva applicata alla matematica, vuoi che le discipline scientifiche erano ben approfondite… decisi di iscrivermi al Corso Programmatori. Trascorsi cinque lunghi anni tra diagrammi a blocchi, rotture di codice, linguaggi di programmazione, END or FILE ecc. Per me fu una noia mortale e, devo ammetterlo, non poche furono le difficoltà che incontrai al triennio. Proprio in quegli anni nacque in me la passione per la letteratura, la storia, il diritto e l’economia. Certo, imparavo a programmare e a usare il computer ma per anni ho pensato di aver proprio sbagliato percorso di studi. Sarà pure questo motivo che con l’università decisi proprio di cambiare indirizzo. Nonostante tutto ho lavorato da subito e proprio grazie al mio diploma di Ragioniera Programmatrice. Perché poi, alla fine, il computer lo sapevo usare. Imparavo velocemente l’uso di qualsiasi database o software nelle aziende per le quali venivo impiegata, ottenni il lavoro in banca proprio grazie alla mia specializzazione in informatica e, anche all’università, ho superato ogni volta gli esami di informatica. Sostenendo che questa disciplina non facesse per me… mi son fatta strada anche grazie ad essa. Altresì da insegnante – vincitrice di concorso grazie anche all’alto punteggio ottenuto al test di ingresso e alla prova finale dove l’informatica imperversava – mi sono spesso dovuta confrontare con le mie capacità. Così, in ogni istituto in cui sono capitata, mi son ritrovata – senza volerlo – a diventare un punto di riferimento per l’uso delle nuove tecnologie. E con il cinema? I documentari che ho girato e i lavori fatti per le scuole con i progetti cinema sono passati anch’essi per l’informatica: ho imparato a usare software di montaggio e a destreggiarmi con file di ogni tipo.

Eppure non mi sento una nativa digitale. Continua a leggere

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Di cosa parliamo quando parliamo di digitale

Condivido un articolo letto su un blog a mio avviso molto interessante e mi concedo una piccola riflessione su un argomento per me importantissimo.Si parla di nuove tecnologie e di quanto la digitalizzazione abbia cambiato in pochi anni il modo di concepire la realtà stessa.  Da insegnante,ma anche da genitore e perché no da chi usa il computer da più di vent’anni, credo fermamente nell’importanza dell’educazione ai newmedia e con essa a tutte le tecnologie informatiche. Un tempo era la televisione ad essere incriminata, si parlava di buona o cattiva televisione. C’era chi la proclamava buona maestra Continua a leggere

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Libri illustrati “ad arte”: solo con le parole… solo con le immagini

Pubblico una riflessione, estratta dalla mia tesi di laurea, su particolari libri illustrati che rappresentano delle vere e proprie opere d’arte. Bellezza, incanto, magia, poesia e arte tra le pagine degli albi illustrati.

[Estratto dalla tesi di laurea Letture in gioco. Parole e immagini per creare, Michela Secchi, Università degli Studi di Cagliari, Facoltà di Scienze della Formazione] Dal libro Curiosape di Maria Lai leggiamo una frase introduttiva molto interessante: Continua a leggere