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Casteddu mi praxit

Amo la mia città. Amo viaggiare (ho vissuto per un anno anche altrove) ma poi torno sempre con piacere a casa. Perché Cagliari, fatta di contraddizioni… di aspetti da migliorare… di problemi da risolvere, è la mia città e mi piace viverci. Negli ultimi anni la mia città è cambiata molto, è migliorata, rifiorita. Certo, c’è ancora molto da fare e siamo, per molti versi, ancora in fase sperimentale. Come è sperimentale la nuova area pedonale di Via Roma che ha creato non pochi problemi al Sindaco e suscitato le ire funeste di molti cittadini. Stessa cosa accadde per i lavori (cantieri aperti per mesi) su strade e piazze che oggi ci fanno godere pienamente la bellezza della nostra città, per l’introduzione delle piste ciclabili (e un incremento del ciclismo e dei ciclisti… tra cui anche io), per la campagna su Cagliari città dello sport e la creazione di luoghi dove poter praticare sport a cielo aperto e per la rinascita del lungo mare Poetto (luogo abbandonato e trascurato da sempre). Insomma, questo Sindaco ha osato con coraggio e io ne son contenta. Vedo certamente anche i disagi che continuano a persistere, i problemi che devono ancora essere risolti… ma sono fiduciosa. Perché Cagliari è finalmente una città di cui andar fieri, è ancora più bella. Ogni cosa dev’essere costruita nel tempo, con coraggio, energia e fiducia.

Quindi, non amando chi si lamenta in maniera sterile e cercando invece di reagire – quando possibile – alle critiche non costruttive con la gioia e l’ilarità che mi contraddistinguono, ho avuto un’idea. Ieri, giornata di Ferragosto, io e la mia famiglia abbiamo fatto i turisti nella nostra città (gremita di turisti) battendo anche la tanto criticata area pedonale di Via Roma. E lì la mia idea ha preso forma e si è fatta foto 😉 La cosa è piaciuta talmente tanto al pubblico dei social da guadagnarsi una citazione e pubblicazione in un giornale online. Sorrido ma di questo ma sono contenta: bisogna sempre trovare il lato positivo in ciò che ci circonda e metter su il sorriso non può che rendere più leggera una vita spesso troppo pesante.

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Io e la mia famiglia, nell’area pedonale di Via Roma, in versione Beatles Abbey Road

 

 

 

 

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Mappe concettuali e Scuola primaria: come introdurle nell’uso quotidiano.

DIGITAL LITERACYLe mappe concettuali (cognitive o mentali) sono diventate, nel tempo, un valido e prezioso strumento di apprendimento per alunni e insegnanti. Io stessa, quando ho bisogno di focalizzare l’attenzione su un argomento e schematizzarlo al meglio per strutturare un percorso didattico, utilizzo le mappe. Prendo carta e matita e la traccio velocemente. Se poi la mappa mi convince, nel senso che risulta essere semplice ma ben strutturata e facilmente leggibile, utilizzo un software per trasformarla digitalizzarla e presentarla alla LIM ai miei alunni o stamparla. Non le uso sempre ma mi son resa conto che prima i bambini imparano da a leggere e poi costruire delle mappe mentali meglio è. Io, da studentessa, ho iniziato a utilizzare schemi e mappe al triennio di specializzazione della scuola secondaria di secondo grado… grazie al mio professore di storia e letteratura: mi si aprì un mondo. Prima di allora riassumevo pagine e pagine, perdendo tempo ed energie, ma quando imparai ad usare le mappe e a capirne il meccanismo fu una vera conquista. Continuai ad usarle all’Università e oggi sono per me ancora preziosissime sia nel mio lavoro ma anche nello studio.

Brevemente. Sappiamo che con il termine mappe cognitive si fa riferimento a più tipologie di mappe (molto diverse tra loro): in modo particolare distinguiamo le mappe mentali (solitamente più semplici) dalle mappe concettuali (più complesse). Comunque sia entrambe consistono in rappresentazioni grafiche che utilizzano strategie logico-visive messe in gioco da alcune regole formalizzate nella composizione al fine di consentire una lettura significativa e soprattutto condivisa.

Il modello logico-visivo delle mappe mentali è un modello a raggiera e si sviluppa a partire da un’idea centrale (posta al centro della mappa) dalla quale si diramano i collegamenti principali (sviluppati da idee chiave). È importante curare l’aspetto grafico (immagini e colori sono fondamentali per fornire dei ganci associativi) e la cura dei contenuti. Esse sono utili nella fase di recupero e di rielaborazione personale ma anche nel momento in cui è importante raccogliere le idee su un argomento. Ottimo strumento compensativo per alunni BES ma valido strumento per l’intera classe. Le mappe concettuali sono invece Continua a leggere

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Quando la maestra è in vacanza: matematica, scienze e informatica… sotto l’ombrellone (3)

Terza e ultima parte del capitolo “Quando la maestra è in vacanza…”: libri di informatica. Premesso che non ho assolutamente acquistato libri di informatica applicata (ho già dato alle superiori e all’università) e non ho intenzione di tediarmi e tediarvi con la logica di programmazione, vi segnalo due libri di coding che potrebbero tornarvi utili. Il primo è un po’ più “serio” mentre il secondo è decisamente “giocoso”.

Se state muovendo i primi passi nel mondo del pensiero computazionale e del coding, ma anche se li avete già mossi, e avete bisogno di una guida che vi accompagni durante tutto l’anno scolastico, questo è un libro che fa per voi: “Il coding nella Scuola primaria. Guida pratica per l’insegnamento del Coding con Code.org, Scratch e Minecraft” di D. Angeloni, P. Cardini e G.B. Ronsivalle (Docendum-WeMole). Coding scuola primariaIl libro riassume un’esperienza di Coding effettuata nell’anno scolastico 105/2016 riguardante un corso di Coding che ha coinvolto più di duemila alunni della Scuola primaria. Questa esperienza ha dato vita a un vero e proprio manuale destinato ad insegnanti, educatori (ma anche genitori) che ritengono importante portare avanti l’informatica sin dalla prima infanzia e credono che possa diventare un ottimo veicolo per fare della buona didattica. Con questo libro avrete una guida operativa per poter comprendere come insegnare il Coding ai bambini e, allo tesso tempo, iniziare un percorso di auto-formazione sulle tecniche della programmazione. Cosa trovate all’interno: percorsi didattici organizzati per argomento e livelli di difficoltà; obiettivi didattici specificati per ogni unità di apprendimento proposta; finalità da raggiungere e metodo adatto da applicare; attività e giochi sul coding; Continua a leggere

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Google e Scuola: come le app mi hanno dato una marcia in più. 3) Motivare, coinvolgere e attivare percorsi dinamici

Non so se a voi capita… ma tante volte, durante una lezione qualsiasi, mi è successo di fare un esempio o raccontare un aneddoto tirando fuori il nome di una città o un fiume o una Paese europeo. A quel punto qualche bambino dice esserci stato (il più delle volte non è vero… – ci sono bambini che giurano di essere stati dentro un igloo o sulla luna – ehehehehe)  ma la maggior parte inizia a chiedermi: dove, quando, come? In casi come questi che fate? 1. Se l’aneddoto è di passaggio, e approfondire il discorso significa sviare completamente l’obiettivo da raggiungere, meglio tagliar corto, segnare da qualche parte la curiosità emersa per approfondirla in un secondo momento, dare una spiegazione e passare oltre; 2. Se invece l’input può diventare spunto di arricchimento e motivo di sviluppo dell’argomento trattato – o che magari dovrà essere trattato di lì a poco – bisogna cavalcare l’onda dell’entusiasmo e sfruttare il momento magico. E allora che si fa? Chiediamo ad un bambino (quale? chi vuole andare… chi no, perché lui e io no? possiamo andare insieme?) di andare dal collaboratore (ma dove? in bidelleria? all’ingresso? al piano terra o al primo piano?) per chiedere una cartina geografica (quale? come? che sia aggiornata e non cadente a pezzi… Pretendo troppo?). Son passati cinque minuti e i due bambini partono alla ricerca del collaboratore per la cartina. Dopo dieci minuti, in cui gli altri impazienti hanno ormai perso le speranze e dimenticato il motivo della ricerca, arriva la cartina geografica (antica, mi hanno portato la Fisica e io avrei preferito la Politica, mi hanno portato quella in cui si vede il luogo cercato ma non tutto il resto, ma è aggiornata? Ops… c’è ancora la Jogoslavia!), cerco di sistemarla (quando ti serve un gancio non lo trovi mai… la appendo alla lavagna… cade, proviamo con la LIM, niente… andiamo lì mi sembra di aver visto un punto d’aggancio… “Ma maestra se la metti lì non vedo”): BAAAAASTAAAA! E così, la settimana dopo… mentre si parla salta fuori la parola VIENNA: “Maestra, ma dove si trova Vienna? È vicina a noi? Ma è in Australiaaaa?” e io, reduce dall’esperienza della settimana prima taglio subito corto con un “… è una città dell’Austria, che è un’altra cosa rispetto all’Australia, fanno delle ottime  schnitzel, che sono tipo le nostre fettine impanate o cotolette alla milanese, ma adesso non abbiamo tempo per parlare di carne fritta quindi chiedete ai vostri genitori!” (e poi rientro a casa con il pensiero “che maestra pessima che sei diventata… sob”). E invece no. “Volete davvero sapere dove si trova Vienna? Beh, confina con l’Italia…” – “Maestra, ma come i confini che abbiamo fatto in matematica?” – “Sì, più o meno… ragioniamoci su. Ti ricordi cosa è un confine?” e da lì si parte… Ma i bambini vogliono vedere bene questa famosa linea di confine. Che faccio? Vado a cercare la cartina geografica dal collaboratore? Eh no! Vado su Google, apro la App che avevo precedentemente scaricato e zac… l’intero pianeta a nostra disposizione! WOOOOW! 20170804_122752Il primo impatto di Google Earth è sempre entusiasmante. Occhio!, perché poi i bambini vorrebbero visitare ogni luogo più disparato quindi ricordiamoci che il Cicerone della situazione siamo noi e dobbiamo guidarli bene senza perdere la bussola. Quando si effettua l’accesso a Google Earth, attraverso l’indirizzo apposito o cercandolo sul motore di Google, possiamo subito prendere dimestichezza con il mezzo inserendo o il luogo desiderato o una frase tipo “la capitale dell’Austria” e lui ci catapulta nel luogo desiderato. Da qui possiamo accedere a tutta una serie di schede informative che riguardano la città da svariati punti di vista, possiamo ruotare intorno alla Terra in 3D e perlustrare i luoghi che ci interessano, avere una visione di insieme (quindi osservare immediatamente la collocazione della città sullo Stato di appartenenza, la vicinanza con gli altri Paesi, il Continente di riferimento e il rapporto delle distanze rispetto al luogo dove in cui viviamo noi, ritornare alla macro realtà Globo Terreste. È un atlante virtuale straordinario che ci consente di lavorare ogni volta che lo desideriamo memorizzando anche i nostri percorsi, le scoperte e le tappe effettuate. Inoltre è un’applicazione che ci consente di vedere e scoprire i luoghi più nascosti della Terra, della Luna, di Marte o di esplorare i cieli stellati, in un grande viaggio virtuale nello spazio, ma anche nel tempo. Possiamo orientarci con il mouse o inserire le coordinate, effettuare dei veri e propri tour virtuali oppure, integrandolo con l’App Tour Builder, Continua a leggere

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Quando la maestra è in vacanza: matematica, scienze e informatica… sotto l’ombrellone (2)

Come promesso, ecco la seconda parte dei consigli di lettura. Questa volta vi propongo alcuni libri di scienze.

SCIENZE.

Partiamo da un ebook per noi adulti. “Insegnare e apprendere scienze e tecnologia con le indicazioni nazionali” di Tiziano Pera, GiuntiScuola. lllUn libro che dal piacere di insegnare scienze e tecnologia nella scuola primaria e, partendo proprio dalle Indicazioni Nazionali, offre ottimi spunti di riflessione per avviare nella primissima infanzia il pensiero scientifico e stimolare nei bambini le curiosità per affrontare il mondo delle scienze. Troverete riferimenti sia sul piano teorico che pratico per affrontare al meglio la didattica delle scienze, esempi di micro-segmenti curricolari e verticali per progettare una didattica finalizzata a sviluppare le competenze negli allievi. Argomenti trattati (in breve): le Scienze nella scuola primaria; oggetti, materiali e trasformazioni; osservare e sperimentare sul campo; l’uomo, i viventi e l’ambiente; astronomia e scienze della terra; chimica e biologia; tecnologia.

Un altro libro interessante, molto diverso dal precedente ma anch’esso con un approccio maieutico, è “L’evoluzione” di Maria Arcà (Carocci Faber editore, Collana Incontrare le Scienze): un excursus sul cambiamento dei viventi nel tempo Continua a leggere

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Google e Scuola: come le app mi hanno dato una marcia in più. 2) Progettare, ideare e condividere contenuti

Avete presente i software di videoscrittura che ormai tutti noi conosciamo e usiamo quasi nella quotidianità? Per parlarci chiaro i famosi strumenti messi a disposizione nel pacchetto Office (o simili) che ci consentono di scrivere testi, raccogliere e rielaborare dati, creare slide e presentazioni accattivanti? Quante volte avete scritto un testo su formato word nel pc di casa vostra, salvato in chiavetta, scaricato nel pc di scuola e aver dovuto fare i conti con l’incompatibilità dei software? Oppure, aver predisposto una presentazione su PowerPoint da presentare in collegio e scoprire che il pc disponibile non è munito di programma apposito! C’è gente che ha perso in un momento anni di vita per queste cose :-S O ancora, di dover lavorare su un foglio di calcolo (come Excell ad esempio) e dover aggiornarlo continuamente con i dati raccolti da una collega e mandare  e rimandare non so quante email per aggiornare il lavoro, rischiando di perdere il filo e non cavarne piede alla ricerca della versione ultima o definitiva. A questi problemi ovviamente si può porre finalmente rimedio (anche se molte persone mostrano delle reticenze al riguardo) e per farlo non è certo necessario avere una laurea in informatica. Le App di Google ci consentono infatti di sopperire alle difficoltà in modo agevole e veloce, per niente difficile. Occorre solo scaricare le App, rendersi conto che tutto sommato funzionano esattamente come quelle che già usate nel vostro pc (interfaccia grafica simile, funzioni quasi identiche e stessa possibilità di lavoro) con il piccolo particolare che sono pensate per essere condivise in tempo reale con un team di lavoro che può apportare sullo stesso testo diverse modifiche ognuno comodamente da casa propria. Per fare questo tipo di lavoro è anche possibile condividere su cloud, Google Drive driveper intenderci, i file in formato Word che intendete rielaborare con il vostro team di lavoro sino alla versione definitiva, oppure utilizzare le App di Google: Google Documenti; Google Fogli; Google Presentazioni; Google Coggle.

Ma procediamo con ordine. Continua a leggere