Di cosa parliamo quando parliamo di digitale

Condivido un articolo letto su un blog a mio avviso molto interessante e mi concedo una piccola riflessione su un argomento per me importantissimo.Si parla di nuove tecnologie e di quanto la digitalizzazione abbia cambiato in pochi anni il modo di concepire la realtà stessa.  Da insegnante,ma anche da genitore e perché no da chi usa il computer da più di vent’anni, credo fermamente nell’importanza dell’educazione ai newmedia e con essa a tutte le tecnologie informatiche. Un tempo era la televisione ad essere incriminata, si parlava di buona o cattiva televisione. C’era chi la proclamava buona maestra e chi invece la bandiva completamente sbandierando sterili stereotipi. Nel mondo della scuola ho sentito più volte insegnanti che chiedevano più o meno esplicitamente ai loro alunni di fare altro, di non guardare la tv. Ecco, l’inutilità della scuola. La scuola deve educare non proibire. Troppo facile così! Io credo che la scuola, in questo senso (e con docenti formati per fare questo… non improvvisati), debba dedicarsi alle nuove tecnologie ma in modo critico. Inutile puntare il dito sentenziando banalità (meglio un buon libro piuttosto che un telefilm, meglio comprare un giornale o un fumetto piuttosto che trascorrere del tempo a navigare in rete… ecc ecc…): partiamo dal presupposto che si parla di cose diverse, linguaggi diversi, esigenze diverse. È come sentire la solita e scontata frase: “Ah, il libro è sempre meglio della versione cinematografica!” Ma santa pazienza! Come si possono paragonare due testi completamente diversi che usano linguaggi completamente diversi? A me gli stereotipi non sono mai piaciuti e anzi, ho sempre cercato di abbatterli. Con l’educazione appunto. Con i newmedia il problema viene spesso risolto aggirando l’ostacolo: proibire… o proporre altro. Ma perché invece non si prova a “conoscere il nemico” (se proprio così lo si vuol considerare!)? Perché non imparare a conoscere meglio le immagini e i contenuti che veicolano, invece di spegnere con troppa facilità un canale comunicativo come la tv, ad esempio? Conoscere per sconfiggere, spirito critico per non aver paura. Paura di cosa? Delle “subdole” immagini e dei “pericolosi” contenuti della tv ieri (e oggi ugualmente… figuriamoci) e dei contenuti del nuovo modo di interagire con la realtà, oggi, con le nuove tecnologie. Si tratta appunto di generare consapevolezza, educare allo spirito critico, formare utenti attenti e preparati. Il nuovo fa sempre paura, la storia lo insegna, ma secondo me la paura stessa può essere usata come stimolo per reagire, per proporre, per cercare nuove strategie per superare i nostri limiti. E da insegnanti, formatori, educatori, genitori e cittadini del mondo (reale e virtuale) non possiamo certo far più finta di niente. Se sappiamo consapevolmente usare un mezzo allora possiamo serenamente avvalerci di esso. Se lo facciamo con intelligenza, creatività e spirito critico poi… possiamo pure arricchirci culturalmente e interiormente. Buona lettura!

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