Questioni spinose: scuola, processi di valutazione e consapevolezze. Un percorso di valutazione relazionale-emotiva

Quando si parla di valutazione si rischia sempre di incappare in un ginepraio senza fine di tanti “se”, “ma”, “non sia mai” e “come fare” e non è mio intento affrontare qui una questione così vasta, spinosa e complessa come la valutazione. Mi rendo però conto che, dal mio punto di vista, la valutazione è necessaria e fondamentale. Proprio in questi giorni le scuole stanno stilando i criteri da adottare per valutare gli insegnanti e ci troviamo nel vivo del periodo delle verifiche tra i banchi per valutare i nostri alunni e trasformare i loro traguardi in numeretti da inserire in pagella. Questioni spinose appunto. Credo che sia necessario operare una valutazione degli insegnanti e, da insegnante, spero che questa tenga conto davvero della professionalità maturata negli anni e della serietà in cui si porta avanti il proprio lavoro, auspicandomi che il sistema scolastico acquisisca e utilizzi seriamente questo strumento (speranza, utopia, illusione?). È certo che la scuola ha necessità di migliorare e crescere, e per farlo bisogna partire proprio dalla valutazione. Perché la valutazione, del funzionamento dell’istituzione scolastica come degli insegnanti e degli alunni, è necessaria per operare un miglioramento “delle prestazioni” (parola che non amo ma che rende l’idea). Non oso poi parlare di prove Invalsi, anche se i test Invalsi io durante l’anno li uso e ne faccio tesoro perché sono uno strumento prezioso per la didattica (eh sì, quante “esplorazioni divertenti” con quelle di matematica, giochi alla LIM e condivisione di problematiche grazie ai test Invalsi), ma è quasi scontato che parlando di valutazione saltino fuori. Insomma, capirete bene che la questione è intricata anche solo da introdurre.

Cercherò, per quanto possibile, di essere breve (!). Per farlo mi aiuterò con alcune semplici domande chiave. Farò una sorta di brainstorming con me stessa, ecco.

La prima domanda è:

perchèvalutare

La seconda domanda è: COSA VALUTARE? Diciamo che la valutazione deve necessariamente coinvolgere: la programmazione e l’organizzazione didattica; la formulazione e il perseguimento di obiettivi verticali lungo i corsi delle scuole del sistema di base; la definizione delle soglie di apprendimento da giudicare sufficienti; la varietà dei linguaggi da utilizzare; la preparazione professionale del docente; l’armonia e l’integralità del bambino (attraverso la considerazione dei suoi molteplici aspetti: la formazione dell’intelligenza e del carattere, il comportamento sociale, i meccanismi emozionali, la disponibilità a fruire degli insegnamenti della scuola, l’interazione nell’ambito del nucleo familiare e i rapporti con tutte le altre figure parentali, l’atteggiamento nei confronti della convivenza tra diverse etnie e della altre culture). Detto questo non mi basterebbe un blog intero per affrontare la questione ma vi e mi faccio una domanda: nel momento in cui valutiamo un nostro alunno e ci autovalutiamo (perché come recitano le Indicazioni Nazionali per il curricolo

“Alle singole istituzioni scolastiche spetta, inoltre, la responsabilità dell’autovalutazione, che ha la funzione di introdurre modalità riflessive sull’intera organizzazione dell’offerta educativa e didattica della scuola, per svilupparne l’efficacia…” e ancora “La promozione, insieme, di autovalutazione e valutazione costituisce la condizione decisiva per il miglioramento delle scuole e del sistema di istruzione, poiché unisce il rigore delle procedure di verifica con la riflessione dei docenti coinvolti nella classe, nella stessa area disciplinare, nella stessa scuola o operanti in rete con docenti di altre scuole”)

siamo certi di tener conto di tutti questi aspetti? Le Indicazioni parlano chiaro e nello studiarle, devo ammettere, ho anche condiviso molto di quanto sanciscono ma poi, nella scuola, trovano reale e sincera applicazione? Pongo la questione perché a scuola mi è capitato spesso di vivere nello sconforto osservando situazioni in cui la valutazione era tutto fuorché questo e di dover anche affrontare diverbi pesanti con colleghe che operavano in maniera superficiale e non certo oggettiva. Io credo che la valutazione sia una questione seria e vada fatta con responsabilità. Proprio per questo ne sento il peso e non valuto mai a cuor leggero: in primis me stessa, poi la scuola e infine i miei alunni.

La terza domanda è: COME VALUTARE? Non starò qui a rispolverare la famigerata tassonomia di Bloom, a tirar fuori i vari tipi di valutazione (sommativa, formativa…), elencarvi i paradigmi della valutazione, chiamarne in causa le varie fasi, a far riferimento alla certificazione delle competenze e inquadrare il tutto nel quadro normativo di riferimento, ma elencherò una serie di strategie valutative che, molte ricerche lo hanno dimostrato, consentono di operare al meglio. Tra queste:

  • Osservazioni e annotazioni sistematiche (l’osservazione costante del comportamento e dell’attività degli allievi in classe accompagnata da una sorta di diario informale, comprensivo delle annotazioni dei libri che hanno letto, di quanto di questi hanno compreso e di quanto delle informazioni raccolte riescono ad usare)
  • Raccolte documentali (campioni progressivi degli elaborati degli studenti, di cui i genitori possano prendere visione)
  • Checklists (tecniche semplici di registrazione dei progressi degli studenti)
  • Prodotti (un disegno fatto durante la lezione di educazione artistica è un prodotto, una ricerca storica è un prodotto ecc.. e tutti sono testimonianze dei progressi compiuti dagli alunni)
  • Domande a risposta aperta (queste prove, a differenza di quelle strutturate, riescono a dimostrare quello che gli studenti pensano e come usano le conoscenze nelle diverse aree disciplinari )
  • Test strutturati a scelta multipla (queste prove, che corrispondono di norma a quelle standardizzate, vanno bene quando sono usate come parte di un più complessivo programma di verifiche, perché sono adatte solo a misurare “sezioni” di conoscenze e competenze ma mai competenze di ordine superiore come il problem solving, la capacità di analisi e sintesi, la capacità di prendere decisioni o di valutare).

La quarta domanda è: QUALI AMBITI SONDARE? Finalmente arriviamo al nocciolo della questione che intendevo proporre ed affrontare. È ovvio che gli ambiti di osservazione riguardanti la valutazione e la verifica riguardano le competenze didattico-disciplinari e gli apprendimenti ma insegnare implica anche capacità di ascolto e di relazione, empatia e congruenza. L’apprendimento è legato, oltre che a una complessa rete di fattori, anche ai vissuti emotivo-affettivi. Valutare significa non tanto “misurare”, ma essere in grado di rilevare il profilo pedagogico dell’alunno, le sue potenzialità, gli stili di apprendimento, quelli comunicativi, la creatività, le eventuali difficoltà di carattere cognitivo ed emozionale. A questo punto vi offro un percorso laboratoriale che ho proposto alcuni anni fa agli studenti del corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Cagliari. Nel mio laboratorio di valutazione degli apprendimenti ho affrontato in “pratica” alcune proposte metodologiche che possono consentire agli insegnanti di valutare campi di esperienze e competenze dei bambini relative alla corporeità, identità personale, emozioni, sentimenti e linguaggi non verbali. Mi sono rifatta in modo particolare ai percorsi di Educazione Relazionale Emotiva (RET) del professor Mario Di Pietro (Libro) e ho cercato di sondare un campo spesso trascurato e non soggetto a valutazione.

Nel mio Power Point si parla di valutazione, di osservazione, gioco e componente relazionale emotiva nel gestire situazioni difficili. Sono presenti una serie di giochi e attività da proporre al gruppo classe tratti dal libro di Di Pietro e modificati in base alle esigenze dei miei studenti. Il laboratorio, nato per formare le insegnanti, è stato proposto – insieme a tutti i giochi e le attività presenti – a piccoli gruppi di adulti ma, nella mia esperienza i giochi hanno trovato riscontro anche con bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni.

Ecco il mio lavoro: Laboratorio di Valutazione degli apprendimenti

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