IS ANIMEDDAS… MICA HALLOWEEN! Creature fantastiche in Sardegna

zuccaSembra quasi che non se ne possa fare più a meno… di Halloween dico! Ma insomma, io da bambina il 31 ottobre non facevo niente di speciale… e il pensiero di Halloween era associato a quella strana festa in cui E.T. poteva finalmente uscire di casa insieme ai suoi amici umani… senza rischiare di destare sospetto o essere rapito. Roba da film americani insomma! Delle zucche poi non ho il più pallido ricordo… non le abbiamo neanche mai cucinate, figuriamoci intagliate!

E invece da una quindicina d’anni è impazzata la moda di Halloween. Qui in città si è inaugurata questa tendenza con feste a tema nei locali (rigorosamente per adulti) e qualche bambino mascherato gironzolante per le strade. E mica siamo a carnevale! Quasi destava stupore. Ma negli ultimi dieci anni questa festa ha preso proprio piede. Nel mio quartiere è necessario attrezzarsi proprio! Il primo anno i bambini mi colsero impreparata e dovetti cedere tutte le caramelle gommose di mio marito. Tre anni fa, con i figli al seguito, decisi di intagliare una zucca: una delle esperienze più drammatiche di tutta la mia vita! E l’anno scorso anche i miei figli hanno iniziato il giro nelle case insieme a orde urlanti di loro coetanei e mamme coraggiose disposte ad accompagnarli in lungo e in largo. Anche i negozietti del quartiere si sono ben attrezzati: pure loro regalano dolciumi e sorrisi. E tutti sembrano felici di fare come gli americani! Ma che americani dico io! E is animeddas? Già, is animeddas… I bambini mica lo sanno che in Sardegna, soprattutto nei paesini, si celebrava il giorno che precede i Morti… già da tempo mooolto lontano…

E anche a scuola ho deciso, due anni fa, di festeggiare Is Animeddas con i miei alunni. Loro desiderosi di disegnare zucche, pipistrelli e mostri, e io con l’idea di trasformare un loro divertimento in un po’ di informazione e cultura sulla loro terra. “Bambini, domani portate di nascosto qualche travestimento spaventoso… Guai a voi se acquistate qualcosa! Usate la fantasia o oggetti che sono già in vostro possesso” – “E quindi festeggiamo Halloween maestraaaa?” – “No, is animeddas…” – “Is animeddas?”

Il giorno dopo, arrivati in classe con facce furbette di chi nasconde qualcosa nello zaino  ma aspetta il permesso di poterlo tiar fuori, ho consegnato loro un foglio che riprendeva queste parole:

Risalgono alla notte dei tempi le origini della festa di Halloween in Sardegna: nessuna importazione americana, solo una lunga tradizione che si ripete la notte di Ognissanti.
Molti sono gli aspetti in comune con la cultura anglosassone: zucche intagliate dal volto spaventoso, bambini che bussano alle porte degli abitanti chiedendo dolci, caramelle e delizie pronunciando una frase rituale. Tuttavia in Sardegna la festa di Halloween prende nomi diversi a seconda della zona: nel sud dell’isola è detta “Is animeddas”, nel nord e nelle zone del nuorose è “Su mortu mortu”, a Seui invece “Su Prugadoriu”. Narra la leggenda che, in occasione della notte dedicata a tutti i defunti, le anime dei trapassati abbiano libera circolazione fra i vivi. Tali leggende, durante i secoli, hanno assunto la forma di misteriosi quanto simpatici riti a uso e consumo dei bambini e dei ragazzi che percorrono le stradine dei paesi della Sardegna, con i volti macchiati dal nero del carbone, reclamando dai residenti dolciumi e frutta secca al suono della litania “seus benius po is animeddas” o “Seu su mortu mortu”. Nella notte, nelle case in cui la tradizione è tenuta maggiormente in gran conto, si accendono piccole lanterne (lantias) e si lasciano le tavole apparecchiate affinché le anime possano sentirsi a casa.
È usanza che nella notte di Ognissanti gli adulti tramandano alle nuove generazioni le antiche fiabe e leggende popolate di personaggi fantastici come fate, orchi e folletti tipici della tradizione sarda.

Curiosità e stupore. Quache bambino aveva già sentito parlare di qualcosa di simile e ne abbiamo discusso insieme. Così ho letto loro una storia spaventosa dal libro Adottamostri che riprende alcune “storie paurose” della tradizione sarda. Poi ho messo sulla cattedra un sacco pieno di qualcosa e ho chiesto chi fosse la bambina o il bambino più coraggioso e desideroso di infilare la mano nel sacco! Dentro il sacco c’erano quelle palline gonfie d’acqua che si usano per decorare i vasi… al tatto restano gommose, viscide e fredde. “Maestra, ma dentro il sacco cosa c’è?” – “Ci sono occhi di mostro. Vuoi infilare la mano?”. E così, con curiosità e un po’ di timore… si è avvicinato il primo. Gli altri lanciavano gridolini, chiedevano impressioni al malcapitano (che faceva strane facce mentre frugava tra gli occhi) e piano piano, un po’ tutti (qualcuno no… non ce l’ha fatta), si sono avvicinati per infilare la mano dentro il sacco. Alcuni la tiravano via spaventati e divertiti allo stesso tempo. Altri invece schifati e stupiti. Insomma, un vero spasso! Alla fine il trucco è stato svelato, si son tirati fuori i travestimenti e tutti insieme abbiamo iniziato a disegnare mostri spaventosi ispirandoci alle storie sarde o agli occhi mollicci del sacco. Poi i bambini hanno deciso di incorniciare il loro foglio su Is Animeddas e portarlo a casa per leggerlo ai genitori mentre quello più grande è stato appeso in classe per ricordare la giornata. Un 31 ottobre indimenticabile il nostro!

PS: per saperne di più su fate, mostri, folletti e spiriti della tradizione sarda vi consiglio:
• Fiabe Sarde. Raccontate da Sergio Atzeni e Rossana Copez, ed. Condaghes.
• Adottamostri. Racconti, AA.VV., curatore T. Porcella, ed. Giunti Junior.

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